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ANNALI

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BOTANICA

PUBBLICATI

DAI,

Prof. ROMUALDO PIKOTTA

Direttore del R. Istiiuto e del R Orto Botanico di Roma

VOLUME TERZO

CON XV TAVOLE

X

ROMA

'J'IPOGRAPIA ENRICO VOGHERA 1905

AL LETTORE

Col volume decimo si chiude la serie delV Annuario dei R. Istituto Botanico di Boma (1) da me fondato nel 1884 e che contiene numerose pubblicazioni nei vari rami della Botanica fatte sotto la mia direzione nell'Istituto Botanico di Roma o da altri non api^artenenti all'Istituto con ma- teriali di proprietà dell'Istituto medesimo.

Ragioni di diversa natura, fra le quali non ultima il desiderio ripetutamente es2:)ressomi di poter pubblicare nel periodico da me diretto anche lavori eseguiti da chi non si trovava nelle condizioni sopraindicate, mi hanno indotto ad intra23rendere, in luogo di una seconda serie di volumi del- I'Annuario, una pubblicazione nuova, in formato diverso, col titolo di Annali di Botanica. In essi potranno trovar joosto lavori in qualunque campo della Botanica scientifica e delle sue principali e più immediate applicazioni. Oltre a lavori originali potranno essere pubblicate riviste ana- litiche di singoli lavori di importanza speciale e riviste sintetiche intorno alle principali questioni che si dibat- tono nel campo della botanica.

(1) Dei dieci volumi l'VIII {Flùida della Colonia Eritrea del prof. H. Pirotta) e il X {Flora Romana del prof. R. Pirotta e del dott. E. Ciiiovenda) sono in corso di pubblicazione. I vol^^ii finora pul)blicali fom prendono 2457 pagine con tavole 150.

ANNALI

DI

BOTANICA

PUBBLICATI

DAL

Prof. EOMUALDO PIKOTTA

Direttori- dfl R. Istituto e del R. Orto Botanico di Roma

LIBRARY NEW YORK BOTANICAL

VOLUME TERZO garden

CON XV TAVOLE

X

ROMA

TIPOGRAFIA ENRICO VOGHERA 1905

INDICE DEGLI AUTORI

BÉGUiNOT A. La vegetazione delle isole ponsiane e napoletane (Tav. VITI), pag. 181.

Gola G Eìcerche sui rapporti tra i tegumenti seminali e le soluzioni sa- line, pag. 69.

Studi sui rapporti fra la distribuzione delle jnante e la costituzione fisico-

chimica del svolo (Tav. XIII), pag. 455.

LONao B. Contribuzione alla -Flora calabrese. Escursione alla Sila (Tav. I-VII), pag. 1.

Il Pinus leucodermis Ant. in Calabria, pag. 13.

Acrogamia aporogama nel Fico domestico (Ficus Carica L.), pag. 14.

Il Pinus leucodermis Ant. in Basilicata, pag. 17. Mattirolo O. Congresso internazionale botanico a Viejina, pag. 176. Migliorato E. Le date della pubblicazione dei « Genera plantarum » di En-

dliciier, pag. 169. MoNTBMARTiNi L. Studio anatomico sulla Datisca cannabina L. (Tav. XI-XII),

pag. 101. Pantanelli e. Meccanismo di secrezione degli Enzimi, pag. 113. Perotti R. Di una forma nitrosante isolata da un terreno dilioma (Tav. X),

pag. 43.

Influenza di alcune azioni oligodinamiche sullo sviluppo e sulV attivilo.

del Bacillus radicicola (Begerinck) (Tav. XIV e XV), pag. 513. Scotti L. Contribuzioni alla Biologia floreale delle « Tubiflorae », pag. 143. Vaccari L. Il Sempervivum. Gaudini Christ e la sua distribuzione nelle

Alpi (Tav. IX), pag. 21, Notizie ed Appunti, pag. 19, 527,

Il fascicolo 1°, pag. 1-20 fu pubblicato il 30 agosto 1905 » 2°, » 21-180 » » 20 ottobre 1905

^> 3°, » 181-528 » » 20 dicembre 1906

Vol. III. [pubblicato il 30 agosto 1905] Fasc. 1"

ANNALI DI BOTANICA

PUBBLICATI

UAL

Prof. HOMUALDO PIROTTA

Direttore del R. IittitiUo e del R. Orto Botanico di Roma

INDICE

LoNGO B. Contribuzione alla Flora calabrese. Escursione alla Sila (Tav. I-VII), pag. 1.

Brevi comunicazioni:

LoNGO B. Il Pinus leucodermis Ant. in Calabria, pag. 13.

Acrogamia aporogama nel Fico domestico (Ficiis Carica L.). Nota pre-

liminare, pag. li.

Il Pinus leucodermis Ant. in Basilicata, pag. 17, Z'^otizie ed Appunti, pag. 19.

ROMA

TIPOGRAFIA ENRICO VOGHERA

1905

Gli Annali di Botanica si pubblicano a fascicoli, in tempi non determinati e con numero di fogli e ta- vole non determinati. 11 prezzo sarà indicato numero per numero. Agli autori saranno dati gratuitamente 25 esemplari di estratti. Si potrà tuttavia chiederne un numero maggiore, pagando le semplici spese di carta, tiratura, legatura, ecc.

Gli autori sono responsabili della forma e del conte- nuto dei loro lavori.

N.J). < Per qualunque nptizia, iut'ormazione, bchlariiuento, rivolgersi al prof. Pt. PiROTTA, R. Istituto Botanico, Panisperna, 8!' B. ROMA.

Vol. III. [pubblicato il 30 agosto 1905] Fasc. V

Contribuzione alla Flora calabrese. Escursione alla Sila

del clott. Biagio Longo

(Tav. I-VII).

LJiìRAkV NEW YORK BOTA NIC Al,

Nella scorsa estate, allo scopo di continuare le mie ricerche flori- stiche nel territorio calabrese, feci un'escursione alla Sila, spingen- domi così più al sud che non avessi fatto negli anni precedenti, nei quali avevo raggiunto come massimo limite meridionale il monte Montéa.

La Sila è, come è noto, una massa montuosa che si eleva nella parte centrale della Calabria e che è costituita di rocce cristalline, specialmente graniti. Quindi, anche per la natura del suolo, m'in- teressava la conoscenza della vegetazione di questa regione atteso che i monti da me visitati nelle precedenti escursioni erano, invece, di natura calcarea.

Nella seconda metà del luglio ultimo scorso, partendo da Cosenza, raggiunsi in carrozza Spezzano Grande; da questo paese lasciai la strada rotabile, e, accompagnato da una guida, continuai l'ascesa verso l'altipiano silano raggiungendo anzi tutto la vetta del Tim- pone della Stella (1) (metri 1814 sul livello del mare). Indi, prose- guendo per Macchia Sacra e Camigliati, mi recai a Migliano e di qui, per Cecità^ a Corvo e Gallopàno^ spingendomi fino a Macrò- cioli. Ritornato a Migliano^ raggiunsi per CaìHcato^ la strada rota- bile, per la quale, in carrozza, feci ritorno a Cosenza, dopo aver quindi visitato, in questa mia escursione, la parte settentrionale della Sila.

(1) Nelle carte topografiche dello Stato Maggiore questo monte viene ripor- tato inesattamente sotto il nome di Serra Stella.

2

*

* :}

Senza dilungarmi in una descrizione particolareggiata relativa- mente a tutto il territorio percorso in questa mia gita, mi limiterò solo ad esporre, in questo lavoro, alcune osservazioni che ho avuto occasione di fare riguardo alla vegetazione. La raccolta delle j^iante da me fatta non riusci abbondante essendo la stagione già inoltrata e sopratutto l'estate assai secca; tuttavia essa non riusci priva d'in- teresse dal punto di vista della distribuzione geografica in quanto che alcune fra le piante da me raccolte mi risultano nuove per la Calabria {tìparganium erectum L. jS. neglectum [Beeby], Montia fon- tana L. ^. rivularis [C. C. Gm.], Astragalus glijcyplujllos L. b. se- tiger Guss.) o, almeno, per questa speciale zona di territorio cala- brese {Rumex sanguineus L, b. viridis Sm., Cytisus spinescens Sieb. |5. ramosissimus\Ten.\ Veronica praecox A\\., Artemisia campestris L. [i. variabilis [Ten.], Senecio alpinus Scop. [i. Samnitum [Huet E. et A.], Centaurea ìnontana L. [j. variegata [Lam.]). Di ciò farò rilevare, man mano che se ne presenterà l'occasione, nell'elenco che segue, nel quale però includerò solo quelle piante che già non comparvero nelle altre mie pubblicazioni sulla flora calabrese (1).

*

Salendo da Cosenza alla Sila, giunti al termine dell'ascesa fati- cosa, si spiega improvvisamente dinanzi agli occhi la vista impo- nente di un grande altipiano, oltre il quale, nello sfondo, spiccano sui monti cupe foreste di Pini. Questo grande altipiano silano si trova per tutta la sua estensione ad un livello più o meno superiore ai 1100 metri sul livello del mare: Cecità, che ne è il punto più basso, è situata, infatti, a m. 1104. Esso è in gran parte adibito a

(1) LoNGO B. Prima contribuzione alla Flora della Valle del Lao. Mal- pighia, voi. VII (1893).

Id. Seconda contribuzione alla Flora della Valle del Lao. Bull. d. Soc. Bot. It. 1894.

Id. Contribuzione alla Flora calabrese. Ann. d. R. Istit. Bot. di Roma. Ann. IX, fase. (1901).

Id. Contribuzione alla conoscenza della vegetazione del bacino del fiume Lao. Ann. d. R. Istit. Bot. di Roma. Ann. IX, fase. .3° (1902).

Id. Appunti sulla vegetazione di alcune localitìi di Calabria Citeriore. Ann. di Bot., voi. I, fase. (1903).

Id. Nuova contribuzione alla Flora calabrese. Ann. di Bot., voi. Il, fas. 1" (1904).

coltura e, non ostante la sua altitudine, vi trovai a vegetare molte specie elle nelle flore non trovo indicate che per altitudini inferiori a quella montana, come anche si può facilmente rilevare dalle piante pubblicate nell'annesso catalogo.

Le foreste, alle quali ho accennato, rappresentano certo notevoli resti dell'antica famosa foresta dei Bruzi « Bruttiorum silva », de- cantata da Dionigi di Alicarnasso e la cui devastazione cominciò fin dai tempi dei Romani. Ecco, infatti, nella traduzione latina,^ quanto scriveva in proposito Dionigi di Alicarnasso : « V. Bruttii sponte Romanis dediti dimidium suae regionis montanae iis conces- serunt, quae Sila dicitur, plenum materie ad aedifìcationes et naves compingendas et ad alium quemvis usum commodissima. Multa quippe abies procera ibi est, multa alnus et pinguis picea et cerrus et pinus et ramosa fagus et fraxini, labentium rivulorum humore abunde nutritas, et omnigena arbor consertis ramis densam speciem exhibens, umbrosumque faciens tota die montem.

VI. Ea materies, quae quidem vicina mari aut iluviis nascitur, caesa radicitus integro fuste ad portus proximos aggeritur, sufficitque universae Italiae ad rem nauticam et domorum aedificationem. Quae autem procul mari et fluviis est, in frusta caeditur, remosque sup- peditat et contos et varia arma et vasa domestica, eaque humanis humeris de monte convehitur. Maxima denique pars pinguissimam resinam exsudat, exhibetque omnium, quas nos quidem novimus, odo- ratissimam suavissimamque vulgo dictam piceni Bruttiam, ex qua magnos annuos reditus romanus popukis percipit locationum no- mine » (1).

Fra detti resti meritano soprattutto particolare menzione le fo- reste demaniali di Corvo e Gallopano^ le più belle certo fra quelle da me visitate e forse fra tutte le foreste silane. Maestose dove si presentano intatte con i tronchi diritti, giganteschi; risorgenti rigogliose dove furono abbattute, esse possono ancora darci un'idea del rigoglio e della ricchezza che dovette avere la grande foresta dei Bruzi.

Queste foreste di Corvo e Gallopano risultano costituite, quasi esclusivamente, di Pini (Pinus Lcwicio Poir.) (Tav. I-III) ; però nei luoghi più umidi, come lungo qualche ruscello o torrente, s'incon- trano talora degli esemplari annosi di Abete {Abies alba Mill.) ; e anche, in qualche località, si presentano raggruppati esemplari di Faggio. Sugli Abeti è frequente il Vischio (Viscum album L.), i

(1) DiONYSii Halicjarnassei Bomanarum Aniiquitatum Liber XX. Me- diolani, MDCCCXVI.

Annali di Botanica Vol. III. 1*

4

•cui cespugli tondeggianti spiccano, anche in distanza, per la loro tinta verde giallastra sul verde cupo dell'albero. In nessuna di que- ste foreste osservai esemplari di Pinus nigricans Host, che, secondo il Solla, si troverebbe « al bosco di Gallopano, sparso insieme con il Pinus Laricio Poir. » (1). Ho inoltre potuto avere in esame l'esem- plare raccolto dal Solla e conservato nell' Erbario del R. Istituto Forestale di Vallombrosa e non ho saputo trovarvi differenze dagli ■esemplari di Pinus Laricio Poir. dal Solla stesso e da me raccolti alla Sila. Forse potrà trattarsi di una forma forestale del Pinus Laricio Poir., la cui distinzione, possibile nell' esemplare arboreo, riesca invece impossibile in semplici esemplari di erbario. Del re- sto, se si tien conto che la foresta di Gallopano riposa su suolo granitico e che inoltre essa mi è sembrata la più umida fra tutte quelle da me visitate alla Sila, troviamo in ciò due condizioni, che, se sono favorevoli al vegetare del Pinus Laricio Poir., non lo sono certo a quello del Pinus nigricans Host, il quale predilige, invece, i luoghi secchi e di natura calcarea. A proposito del Pinus ni- gricans Host noto ancora che il Tenore, nella sua Flora Napolitana^ dava anche questo Pino per le Sile (2) ; però, in un lavoro poste- riore, ricordando le località del Regno Napoletano abitate dal Pinus nigricans Host, tace affatto delle Sile (3).

Non sempre, in queste foreste, i Pini si presentano col loro ca- ratteristico portamento piramidale, ma, qua e là, si notano, anche da lungi, degli esemplari il cui portamento devia da quello nor- male pel fatto che essi si presentano con 1' apice appiattito si da dare l'impressione come se la cima ne fosse stata troncata dal vento o da altra causa (Tav. V). Questo appiattimento, che si osserva pre-

(1) Solla R. F. Osservazioni botaniche durante una escursione in pro- vincia di Cosenza. Malpighia, anno X (1896), pag. 217.

(2) Tenore M. Flora NapoUtana. T. V (1835-1836), pag. 266 : « Cre- scendo in grandi masse, come il dissi, fino a vista dall'Adriatico nello Stato Veneto, il pino nerastro si propaga ne' boschi dell' Italia inferiore attenuan- dosi sempre, cosicché appena pochi alberi isolati se ne veggono tuttora ne' monti del nostro regno ; alla valle dell' Orfenta della Majella sopra rupi e balze inaccessìbili ; al Pollino sul limite settentrionale della Calabria al piano del Trabucco e nelle Sile ».

(3) Tenore M. Intorno ad alcuni pini italiani. Rend. Accad. d. Se. d. Napoli. T. V (1816), pag. 44 [cfr. anche: Atti della settima adunanza degli Scienziati italiani tenuta in Napoli dal 20 di settembre a' 5 di ottobre del MDCCCXLV. Napoli, 1846, pag. 862] : « . . . laddove il Pinus Laricio forma immense foreste che ricoprono i monti delle Sile in Calabria, del P. nigricans non si veggono che pochi individui isolati nella Valle dell'Ortenta e sul piano detto del Trabucco presso il Dolcedorme, parte più elevata del Pollino ».

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cisamente negli esemplari più annosi, non è dovuto ad un reale troncamento del loro apice, bensì è determinato da un incurvamento che subisce l'asse principale e da un determinato accrescimento dei rami corrispondenti, come si può stabilire osservando degli esem- plari i quali, come quello riprodotto nella Tav. IV, presentino già iniziato, ma non ancora ultimato, tale processo. Questo particolare comportamento fu già, per la stessa specie, osservato e descritto dal Flicbe per le foreste della Corsica (1).

Per quanto riguarda le j)ine mature e normalmente sviluppate del Pinus Laricio Poir., raccolte nelle foreste limitrofe di Gallo- pano e Corvo, ho potuto notare che esse presentano una grande va- riabilità in lunghezza, giacché oscillano fra un minimo di mm. 32 ed un massimo di mm. 90 ; quindi entro limiti più ampi di quelli trovati dal Fliche per gli esemplari della foresta di A'itone in Cor- sica, pei quali egli dava come limiti mm. 34 e mm. 75 (2). Come si può anche rilevare dall' esame dell' annessa tavola (Tav. VI), nella quale alcune delle suddette pine sono riprodotte in grandezza naturale, esse differiscono, inoltre, nel diametro e nella forma, come pure nella grandezza dello scudo, tanto che alcune di esse si direb- bero a prima vista appartenere a specie diverse.

Nella foresta di Gallopano ed in quelle limitrofe attirarono an- cora la mia attenzione dei ciuffi caratteristici che qua e spicca- vano sui rami di qualche esemplare annoso di Pinus Laricio Poir. Potei constatare che essi non erano che dei caratteristici scopazzi costituiti da un fitto ed abbondante intreccio di rami accorciati, provvisti di foglie più serrate e più corte dell'ordinario. Li trovai sempre sopra esemplari annosi, mai su giovani esemplari. La Tav. VII è appunto la riproduzione fotografica di uno di tali scopazzi.

* * *

In questa mia escursione ho potuto notare che sopra alcuni monti della Sila, da me visitati, la vegetazione arborea si spinge fin sulla vetta. Ho fatto a ciò particolare attenzione pel fatto che per tutti i monti calabresi da me precedentemente visitati e che sono, come ho già detto, di natura calcarea, avevo sempre trovato che la ve- getazione arborea si arrestava j)iù o meno al disotto della vetta.

(1) Eliche P. Notes sur la flore de la Corse. Bull, de la Soc. Bot. de Prance. T. XXXVI (1889), pag. 368.

(2) FiiiCHE. Loc. cit.

Ricercando le cause di questo diverso comportamento ho subito escluso clie esso potesse attribuirsi all'altitudine. Infatti, la mede- sima condizione riguardo alla vegetazione arborea trovai verificata alla Sila anche sul monte più alto da me visitato, il Timpone della Stella^ che, misurando metri 1814 sul livello del mare, supera in altezza parecchi di quei monti calcarei sui quali l'arresto della ve- getazione arborea avveniva al disotto della vetta. Inoltre su questi stessi monti calcarei, sui quali la vegetazione legnosa non raggiunge la vetta, essa può spingersi tuttavia a notevoli altezze ; cosi per es. sul monte Serra del Prete il Faggio giunge fino a 2150 metri sul livello del mare e precisamente dal lato rivolto al nord, vaio a dire dal lato più freddo (1).

Esclusi anche che il suddetto diverso comportamento potesse at- tribuirsi all' essere le essenze legnose dei monti silani, rispetto a quelle di quegli altri monti, più resistenti alle condizioni sfavore- voli che, come è noto, si presentano per la vegetazione legnosa, man mano che aumenta 1' altitudine : infatti sullo stesso Timpone della Stella la vegetazione legnosa è costituita dal Faggio, cioè dalla, medesima essenza che è dominante sui suddetti monti calcarei.

Mi pare invece che, tenuto conto della diversa natura del suolo- siliceo sui monti silani, calcareo sugli altri questo diverso comportamento possa piuttosto considerarsi come conseguenza delle particolari condizioni fisiche, soprattutto del maggior grado di sec- chezza che il suolo calcareo presenta rispetto a quello siliceo.

*

Alla Sila, a Camigliati e dintorni, trovai diffuso il Prunus Co- coniilia Ten. sotto forma di arbusto o alberetto. I frutti, abbon- danti, erano ancora acerbi (2), ma già abbastanza sviluppati e potei perciò notare che essi non avevano sempre la forma tipica descritta dal Tenore, cioè « ovato-ellittica .... con punta alquanto sporta e ricurva » (3), ma che presentavansi talora « globosi con l'apice depresso » come il Terracciano N. descrisse le drupe del suo Fru-

ii) LoNGO B. Contribuzione alla conoscenza della vegetazione del bacino- dei fiume Lao. Ann. del E. Istit. Bot. di Roma, anno IX, fase. (1902), pag. 259-260.

(2) La guida mi diceva che i frutti di questo Pruno, a perfetta maturità» quantunque un po' acidi, sono però eduli.

(3) Tenore M. Flora Napolitana. T. IV (Napoli, 1830), pag. 272.

nus brutia (1), talora « ovati, con 1' apice ottuso o fornito di una piccola punta appena accennata > come descrissi il frutto del mio Prunus brutia Terr. N. var. oblonga (2). Esaminati gli esemplari da me raccolti alla Sila di confronto con esemplari tipici di Prunus CocomiUa Ten., di Prunus brutia Terr. N. e di Prunus brutia Terr. N. var. oblonga Longo B., ho dovuto convincermi che tutti e tre questi Pruni calabresi dovrebbero essere considerati come una spe- cie unica, per quanto variabile nella forma del frutto.

I Divisione. EMBRYOPHYTA ASIPHQNOGAMA.

1* Sottodivisione. PTEEIDOPHYTA.

1' Classe. FILICALES.

Famiglia Polypodiaceae.

Blechnum Spicant With. Ad una sorgente sotto la vetta del Timpone della Stella.

II Divisione. EMBRYOPHYTA SIPHONOGAMA.

1^ Sottodivisione. GYMNOSPEEMAE.

1" Classe. COMFERAE.

Famiglia Pinaceae.

Pinus Laricio Poir. A Gallopano, a Corvo, a Caricato ed in ■diverse altre località.

Sottodivisione. ANGIOSPEEMAE.

1^ Classe. MONOCOTILEDONEAE.

Famiglia Sparganiaceae.

Sparganium erectum L. fi neglectum (Beeby). In luogo panta- noso a Pizzirillo.

Osservazione. Non lo trovo indicato per la Calabria.

(1) Terracciako N Descrizione di una nuova specie di Pruno. Atti d. E. Istit. d'Incor. di Napoli. Ser. IV, voi. I (1888), n. 7.

(2) LoNGO B Nuova contribuzione alla Flora calabrese. Ann. di Bot., voi. II (1904), pag. 175.

Famiglia Potamogetonacrae.

Potamogeton natans L. ^. polygonifoUus (Pourr.). In uno stagno a Macchia Sacra.

Zannichellia palustris L. Nel fiume Mucóne a Cecità.

Famiglia Graminaceae.

Alopecurus geniculatus L. In uno stagno a Macchia, Sacra.. Deschampsìa flexuosa Trin. Nei pascoli al Timpone della Stella.^ Vulpia myurus C. C. Gm. Al margine della strada rotabile a Camigliatello.

Famiglia Ctpeeaceae.

Heleocharis palustris R. Br. Lungo il fiume Miicone a Cecità.

Carex leporina L. In luoghi umidi a Macchia Sacra.

C. caespitosa L. [i. acuta (L.). In luoghi umidi a Macchia Sacra e lungo il fiume Mucone a Cecità.

C. rostrata With. Ad una sorgente sotto la vetta del Timpone della Stella.

Famiglia Juncaceae.

Juncus articuiatus L. ,3 Thomasii (Ten.). Lungo il fiume Mu- cone a Cecità.

J. Tenageia Ehrh. In luoghi umidi a Pizzirillo insieme col J. bufonius L.

Famiglia Liliaceae. Streptopus amplexifolius DC. Lungo il torrente Macrócioli.

Classe. DICOTYLEDONEAE.

!• Sottoclasse. Archiclilaniydeae. Famiglia Portulacaceae.

Montia fontana L. |i. rivularis (C. 0. Gm.). In un ruscelletto a. Gallopano.

Osservazione. Questa nuova località cosi meridionale è molto interessante per l'area di distribuzione di questa varietà di Montia non trovandola indicata che « nelle Alpi venete, trentine e bre- sciane, C. Ticino, Sardegna centrale e Corsica » (1).

(1) Paoletti G. in Fiori A. e Paoletti G. Flora analitica d'Italia, Voi. I (1898), pag. 329.

9

Famiglia Caryophyllaceae.

Cerastìum triviale Lk. A Macchia Sacra. Sperguia arvensis L. Nei coltivati a Camigliati. Corrigiola iiioralis L. A Migliano, a Pizzirillo e lungo il fiume Mucone.

Silene gallica L. Nei coltivati a Camigliati.

Famiglia Ranuncdlaceae.

Ranunculus serbicus Vis. In luogli umidi a Macchia Sacra, a Camigliati e lungo il fiume Mucone.

Osservazione. Confermo quanto scrive il Fiori che « gli aclienì de] R. seròicus, quali sono rappresentati nella figura del De Vi- siani {De Visiani, Plantarum Serbicarum pemptas, Mem. Istituto Veneto, IX, 1860) ed anche nella fig, 1600 della Iconographia Flo- rae italicae, che da quella fu ricavata, presentano un rostro troppo lungo in proporzione del resto dell'achenio » (1) ; inesattezza, che è stata corretta nella Appendice (1904) alla Iconographia Florae ita- licae (Tav. 481, fig. 1600).

Thalictrum angustifolium L. |3 simplex (L.) b. medium (Jacq.) In luoghi umidi a Camigliati e lungo il fiume Mucone.

Caltha palustris L. Ad una sorgente sotto la vetta del Tim- pone della Stella e in diversi luoghi umidi dell'altipiano silano.

Famiglia Cruciferae.

Brassica pubescens Ard. A Macchia Sacra.

Cardamine hirsuta L. ^ silvatica (Lk.) Lungo il torrente Ma- crociali.

Barbarea vulgaris R. Br. ^ sicula (Presi) In luoghi umidi a Macchia Sacra ed a Camigliati.

Famiglia Rosaceae.

Spiraea Ulmaria L. Lungo il fiume Mucone ed in altri luoghi umidi sull'altipiano della Sila.

Potentina erecta Hampe Ad una sorgente sotto la vetta del Timpone della Stella.

Prunus Cocomilia Ten. Volg. Cocomìli A Camigliati.

(1) Fiori A. Contribuzione alla Flora della Basilicata e Calabria. Nuovo Giorn. Bot. Ital. (N. S.) Voi. VII, (1900), pag. 258-259,

10

Famiglia Papilioxaceae.

Lupinus angustifolius L. Ai Federici.

Genista anglica L. A Macchia Sacra, a Pizzirillo ed in altre

località dell'altipiano silano.

Astragalus glycyphyllos L. b. setiger Guss. Tra i Pini {Pinus Laricio Poir.) a Corvo.

Osservazione. A questa forma è da riferirsi anche V Astraga- lus glycyphyllos che raccolsi nell'alta valle del fiume Lao, nella re- gione submontana (1).

Noto che non trovo indicata questa forma che per l'isola d'I- schia (2).

A. calabricus Fisch. Nelle pendici del Timpone della Stella, a Camigliati ed in diverse altre località dell'altipiano silano, for- mando spesso delle fitte associazioni.

Lathyrus grandiflorus S. et S. A Camigliati.

Famiglia Euphoebiaceae. Eupliorbia coralloides L. In luoghi umidi ai Federici.

Famiglia Callitrichaceae.

Cailitriche stagnalis Scop. In uno stagno a Macchia Sacra, in un fosso ai Cozzolini e nel fiume Miicone.

C. pedunculata DC. In luogo acquitrinoso a Piccirillo. C. bifida L. Nel fiume Mucone.

Famiglia Halorrhagidaceae. Myriophyllum alterniflorum DC. Nel fiume Mucone a Cecità.

Famiglia Umbellifehae.

Bonannia resinosa Strobl A Cecità.

Chaeropbyllum hirsutum L. ^ calahricum (Guss.) Ad una sor- gente sotto la vetta del Timpone della Stella.

(1) LoNGo B. Nuova contribuzione alla Flora calabrese. Ann. di Bot. Voi. II, (1904), pag. 176.

(2) GussoNE G. E numeratio piantar um vascularium inariìnensium. Nea- poli, MDCCCLV, pag. 95.

Fiori A: in Fiori A. e Paoletti G. Flora analitica d' Italia. Voi. II (1900), pag. 78.

11

2* Sottoclasse. Metaclilamydeae.

Famiglia Pirolaceae. Pinola secunda L. Tra i Pini (Pinus Laricio PoirJ a Corvo.

Famiglia Primulaceae,

Soldanella alpina L. Ad una sorgente sotto la vetta del Tim- pone della Stella.

Famiglia Boeraginaceae.

Myosoiis palustris Lam. b. strigulosa (Rchb.) In luoghi umidi al Timpone della Stella e in diverse località dell'altipiano silano.

Famiglia Labiatae.

Lamium amplexicaule L. b. clande^stinum Rchb. {L. amplexicaule L. b. calì/ciflorum Ten.). Nei coltivati a Camigliati.

Famiglia Solanaceae.

Atropa Belladonna L. Tra i Pini (Pinus Laricio Poir.) a Corvo^ a Gallopano e lungo il torrente Macrocioli.

Famiglia Scrophulariaceae. Bartsia Trixago L. A. Cecità.

Famiglia Valerianaceae.

Valeriana officinalis L. Luoghi umidi a Macchia Sacra ed a 'Camigliati.

Famiglia Asteraceae.

Gnaphalium uliginosum L. |3. ramosum (Lam.). In luoghi umidi ai Cozzolini.

Artemisia campestris L. [1 variabilis (Ten.). Nelle siepi, lungo la strada rotabile, presso Cosenza.

Osservazione. Per la Calabria Citeriore non la trovo indicata >che presso Castrovillari (1).

(1) Terracciano N. Synopsis plantarum vascularium montis Pollini. Anniiar. d. R. Istit. Bot. di Roma. Voi. IV (1890), pag. 160.

Fiori A. in Fiori A. e Paolktti G. Flora analitica d'Italia. Voi. Ili (1903), pag. 250.

12

Senecio alpinus Scop. |i. Samnitum (Huet E. et A. exs. !). In luoghi umidi a Macchia Sacra.

Osservazione. Per la Calabria non lo trovo indicato più in giù del Pollino (1), ove lo raccolsi anch'io (2).

Cirsiuni eriophorum Scop. ^. Vallis Demonis (Lojac). A Macchia Sacra ed in diverse altre località dell'altipiano silano.

Centaurea montana L. ';!'. variegata (Lana.), Alla Fossiata.

Osservazione. Per la Calabria non la trovo indicata che pel gruppo del Pollino (o).

Lapsana communis L. b. pubescens (Horn.). A Macchia Sacra.

Crepis paludosa Moench Ad una sorgente sotto la vetta del Timpone della Stella.

SPIEGAZIONE DELLE TAVOLE (I-VII).

Tav. I. Bosco ancor giovane di Pinus Laricio Poir. a Gallopano.

Tav. II. Margine di un bosco annoso di Finns Laricio Poir. a Gallopano sulla roccia granitica.

Tav. III. Interno di un bosco secolare di Pinus Laricio Poir. a Gallopano.

Tav. IV. Esemplare di Pimcs Laricio Poir. nel quale è incominciato l'ap- piattimento dell'apice. Al Colle dell'Esca sopra Gallopano.

Tav. V. Gruppo di Pinus Laricio Poir. in diversi stadi di sviluppo: nel centro un vecchio esemplare nel quale è avvenuto l'appiattimento dell'apice. Al Colle dell'Esca sopra Gallopano.

Tav. VI. Pine di Pinus Laricio Poir. raccolte nelle foreste di Gallopano e Corvo. [Grandezza al naturale].

Tav. VII. Scopazzo sopra un ramo di esemplare annoso di Pinus Laricio Poir. a Gallopano. Lo scopazzo fu fotografato dopo aver abbattuto il ramo e nella stessa posizione in cui presentavasi sull'albero guardato dal disotto.

Roma, maggio 1905.

(1) Tenore M. Sylloge plantarum vascularium Florae Neapolitanae hucusque detectarum. Neapoli (,1831), pag. 429: « Senecio alpinus Scop. A. cordifoUus Ten. ».

Porta P. Viaggio botanico intrapreso da Huter, Porta e Rigo in Calabria nel 1877. Nuovo Giorn. Bot. Ital. Voi. XI (1879), pag. 286: Senecio cordatus ».

Terracciako N. Op. cit., pag. 162: « Senecio cordatus ».

Fiori A. in Fiori A. e Paoletti G. Flora analitica d'Italia. Voi. Ili (1903) pag. 219.

(2) LoxGO B. Contribuzione alla conoscenza della vegetazione del bacino del fiume Lao. Annuar. d. E. 1st. Bot. di Roma. Anno IX (1902), pag. 276: « Senecio cordatus ».

(3) Fiori A. in Fiori A. e Paoletti G. Flora analitica d'Italia. Voi. Ili (1904), pag. 332.

ANN. BOT.

TAV. I

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ANN. BOT.

TAV.

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TAV. IV

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ANN. BOT.

TAV. V

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ANN. BOT.

TAV. VII

Brevi comunicazioni

Il Pinus leucodermis Ant. in Calabria, del dott. B. Longo. Il Pinus leucodermis Ant., ritenuto finora limitato alla Penisola balcanica, si presenta, e abbastanza diffuso, anche in Calabria. Tuttavia non è stato finora considerato come specie italiana, giaccliè, quantunque sia stato raccolto da vari botanici, anche da me, in Calabria, non fu determinato come Pinus leucodermis Ant., ma riferito ad altre specie, specialmente al Pinus nigricans Host, al quale appunto anch' io da prima lo riferii.

Veramente il Pinus leucodermis Ant. è una specie sulla quale ha regnato molta incertezza. Il Parlatore, nella sua classica mono- grafia delle Conifere, non distingueva il Pinus leucodermis Ant. dal Pinus nigì'icans Host, giacché li comprendeva entrambi nel Pimis Laricio y nigricans Pari. (1). Il Beck, allorché lo trovò nella sua prima escursione in Bosnia ed Erzegovina, lo ritenne a causa, egli dice, della insufficiente descrizione che per primo ne aveva dato lo Antoine (2) una nuova specie che egli contraddistinse col nome di Pinus Prenja (3). Riconosciutolo poi per Pinus leuco- dermis Ant., senti il bisogno di descriverlo più accuratamente e di far rilevare i caratteri differenziali fra questo Pino e il Pinus nigricans Host ad esso cosi somigliante (4). Anche più recentemente Ascherson

(1) Parlatore F. Coniferae in De Candolle A. Prodromus systematis natiiralis regni vegetabilis. P. XVI, sect. 2 (Parisiis, MDCCCLXVIIIj, pag. 387.

(2) Antoine F. Pinus leucodermis Ant. Oest. Bot. Zeitschr. XIV Jahrg. (Wien, 1864), pag. 366-368.

(3) Beck Bitter von Mannagetta G. Pinus leucodermis Antoine, eine noclì wenig bekannte Fohre der Balkanhalbinsel . Wien. illnstr. Gart.-Zeit. (Wien, 1889), pag. 136-137.

(4) Beck Ritter von Mannagetta G. Flora von Siidbosnien und der angrenzenden Hercegovina. Ann. d. k. k. Naturhist. Hofmnseums. Bd. II. (Wien, . 1887), pag. 37-38; e Bd. V (Wien, 1890), pag. B50-552.

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e Graebner, pur cosi accurati nella loro Flora dell'Europa centrale, fra i caratteri differenziali fra il Pinus leucodermis Ant, ed il Piniis ìiigricans Host danno, inesattamente, la mancanza nel Pinus leuco- dermis Ant. di una guaina sclerenchimatica attorno ai canali resini- feri della foglia (1).

Anche il Pinus leucodermis Ant., raccolto in Calabria, dagli autori che lo raccolsero non è stato, come ho detto, riconosciuto come tale ; però, fatto un esame minuzioso dei diversi esemplari, tenendo conto di tutti i caratteri distintivi di questa specie, ed oltre a ciò fatto il confronto con materiale di erbario ed anche con esemplari freschi provenienti dalla Penisola balcanica, sono venuto ora a stabilire che essi vanno senz' altro riferiti a questa specie finora, come ho detto, non compresa fra le specie italiane.

Per quanto riguarda la distribuzione del Pinus leucodermis Ant. in Calabria, dirò che esso trovasi sul Pollino, sul quale si spinge fin nella zona alpina, e che l' ho inoltre raccolto in diverse località sia del versante jonico che di quello tirrenico nel tratto di Ap- .pennino che va dalle montagne di Orsomarso fin al monte Montea, il quale segna appunto il limite più meridionale in cui io l'abbia raccolto (2).

Roma, giugno 1905.

Acrogamia aporogama nel Fico domestico (Ficus Carica L.). Nota preliminare del dott. Biagio Loxgo. La famosa pratica della caprifìcazione è antichissima. E quantunque di essa sia stato scritto tanto a cominciare da antichi autori, quali Erodoto, Aristotile, Teofrasto, Plinio, pure sul suo valore regna ancora molta incer- tezza. V ha chi sostiene che essa sia assolutamente indispensabile per l'alligamento e la maturazione dei fichi; chi, in vece, la ritiene del tutto inutile, fino a considerarla come « un tribut que l' homme payait à 1' ignorance et aux préjugés ».

Pure la soluzione di tale questione si presenta certo oltremodo interessante giacche, oltre che dal punto di vista biologico per gì' intimi e curiosi rapporti fra una pianta e un insetto, essa inte-

(1) AscHERSON P. UND Graebner P. Synopsts der mitteleuropiiischen Flora. I Bd. 3-4 Lief. (1897), pag. 211.

(2) Mi è sembrato opportuno far conoscere fin d'ora l'esistenza di questa specie in Italia, l'iservandomi però di ritornare fra breve e più estesamente .«un'argomento.

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ressa anche dal punto di vista pratico, in quanto clie l'operazione della caprificazione importa dispendio di tempo e di denaro.

E allo stato attuale della questione mi è sembrato che sopratutto lo studio embriologico, col potente sussidio dei mezzi attuali di ri- cerca, avrebbe potuto apportare un notevole contributo alla solu- zione di questo problema.

Inoltre già da qualche anno mi aveva sorpreso il fatto che nell'alta valle del fiume Lao, in Calabria, ove il Caprifico è pur frequente sulle roccie e sui vecchi muri, la caprificazione non solo non viene praticata, ma mi risulta essere del tutto ignorata dai contadini. Tut- tavia colà i fichi giungono a perfetta maturazione. Di più avevo notato che anche sopra uno stesso individuo di Fico non tutti i ricettacoli, che giungono a perfetta maturità, presentano le mede- sime condizioni, essendovene alcuni nei quali i semi sono tutti o quasi tutti abboniti, altri invece nei quali i semi abboniti sono po- chissimi o del tutto mancanti.

Appunto per queste osservazioni ho creduto più opportuno ini- ziare le mie ricerche con lo studio embriologico del materiale pro- veniente dalla suddetta regione, ed a questo scopo, nell'estate scorso, fissai sul posto il materiale occorrente, servendomi del cosi detto « Fico ottato », che è quello colà più generalmente coltivato ed i cui fichi danno la quasi totalità dei fichi che si seccano.

L'esame fatto di un gran numero di fiori in differenti stadi di sviluppo mi ha condotto a stabilire che il granello pollinico ger- mina normalmente sullo stigma e che la struttura dell'ovulo e conseguentemente il percorso del tubetto pollinico deviano da quello normale, come verrò ora brevemente esponendo in questa nota.

Nel fiore pistillifero (1) del Fico, l'unico ovulo occupa, può dirsi, completamente la cavità ovarica ed è provveduto di due tegumenti, dei quali però solo l'interno ricopre l'apice della nucella. Inoltre i bordi del tegumento interno si saldano fra loro completamente in modo che al di sopra della nucella non resta traccia di micropilo e di canale micropilare, ma si trova un tessuto le cui cellule si presen- tano relativamente ricche di contenuto. Anche in quella joorzione della nucella che si trova al disopra del sacco embrionale, si distingue nettamente dal resto una regione le cui cellule sono molto ricche di contenuto, più di quel che non siano le su citate cellule del sopra- stante tegumento interno.

(1) Intendo qui parlare dei fiori appartenenti ai fichi propriamente detti o forniti.

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Germinato il granello di polline sullo stigma, il tubetto pollinico, percorrendo la parte assile dello stilo, la quale è occupata da un tes- suto conduttore costituito da collenchima, giunge nella strettissima -cavità ovarica, nella quale prosegue il suo percorso scorrendo sul te- gumento esterno fino a raggiungere l'apice del tegumento interno, attraverso il quale arriva all'apice della nucella ; ne percorre quella particolare regione, che è, come ho detto, costituita di cellule for- ,nite di abbondante contenuto, e così arriva al sacco embrionale (fig. A).

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Fig. (A

Inoltre dall'esame da me fatto ho potuto stabilire che, anche in uno stesso ricettacolo, mentre in alcuni fiori si trovavano nel sacco embrionale da due ad otto nuclei endospermici, in altri fiori invece il nucleo secondario del sacco embrionale era ancora indiviso. In questi ultimi, j^er quanto attentamente esaminati, non mi riusci di osservare traccia di tubetto pollinico. In stadi più avanzati, anche in uno stesso ricettacolo, Ho trovato talora, insieme con dei giovani semi in cui l'embrione era già allo stadio di sfera embrionale ed i nuclei endospermici erano abbondanti, degli ovuli che si erano ar- restati nel loro sviluppo tanto che l'oosfera ed il nucleo secondario del sacco embrionale erano rimasti indivisi.

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Da quanto ho brevemente esposto risulta che :

nel Fico, almeno nel « Fico ottato » da me esaminato, non ha luogo la partenogenesi che pur era stata supposta da qualche autore, ma che la formazione dell'embrione ha luogo in seguito a fecondazione ;

2* per quanto riguarda il modo di percorso del tubetto polli- nico il Fico rientra nel caso distinto col nome di Acrogamia apo- rogama, già riscontrata nel Cynomorium coccineum L. (1), in quanto che la penetrazione del tubetto pollinico nell'ovulo avviene per l'apice morfologico e non vi è presenza di micropilo.

Mi son limitato per ora a questa breve nota, riservandomi di rendere di pubblica ragione in una particolareggiata memoria le ricerche, appena saranno ultimate, non solo sul Fico ma anche sul Caprifico.

Roma, luglio 1905.

Il Pinus leucodermis Ant. in Basilicata del dott. Biagio Longo. Verso la fine dello scorso mese di luglio feci una gita in Basilicata, scegliendo, per questa mia escursione, il monte La Spina, in quel di Lauria, che avevo ragione di credere non fosse stato ancora esplorato dal punto di vista botanico. Il monte si eleva a 1649 metri sul livello del mare; è cinto, nei suoi fianchi scoscesi, da una larga zona di faggi, i quali si arrestano però al disotto della vetta, che si erge ripidissima e cosi assottigliata da giustificare il nome dato a questo monte. Nella zona del faggio, da soli od anche frammisti coi faggi stessi, si trovano ab- bondanti Pini, che ho identificati col Pinus leucodermis Ant. Essi si presentano in tatti gli stadi di sviluppo : in esemplari molto piccoli, bassi, cespugliosi, fino in vecchi esemplari il cui tronco quasi riva- leggia in grossezza con quelli del Faggio. La loro altezza però non è molto notevole, nemmeno in quelli più sviluppati e la cui cima, non danneggiata dal vento o da altra causa, termina assottigliata in punta.

La presenza del Pinus leucodermis Ant. in questa località è molto interessante per quel che riguarda l'area di distribuzione di questo

<1) PiROTTA E. e Longo B. Basigamia, Mesogamia, Acrogamia. Rend. •d. R. Accad. dei Lincei (CI. d. Se. fis., mat. e nat.). Voi. IX, sem., ser. 5" (1900).

PiROTTA R. e Longo B. Osservazioni e ricerche sulle Cynomoriaceae Eich. con considerazioni sul percorso del tubo pollinico nelle Angiosperme inferiori. Ann. d. R. Istit. Bot. di Roma. Anno IX (1900).

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Pino creduto quasi finora (1) limitato esclusivamente alla Penisola balcanica: esso, infatti, oltre che trovarsi largamente diffuso in Ca- labria (2), si trova dunque a vivere anche nella limitrofa Basilicata.. Agosto 1905.

(1) LoxGO B. ti Pinus leucodermis Ant. in Calabria. Ann. di Bot., vo. lume III, fase. 1', pag. 13.

(2) LoKGO B. Op. cit.

Notizie ed Appunti

Sono stati nominati liberi docenti di botanica il dott. Enrico Pantanelli a Roma e il dott. Ubaldo Ricca a Genova.

Con vivo dolore annunciamo la morte immatura, avvenuta il agosto a Uccie, del dott. Leo Errerà, professore di botanica e direttore dell' Istituto botanico dell'università di Bruxelles. Era nato a Laeken il 4 settembre 1868.

Sono stati distribuiti i due volumi della Flora Veronensis del prof, A. Goi- RAN. Riguardano le Fanerogame e portano le date 1897-1904.

Dal 24 al 30 settembre si terrà in Merano la 77* riunione dei naturalisti e medici tedeschi. Sarebbe molto opportuno che riunioni annuali analoghe aves- sero luogo anche in Italia o almeno che periodicamente si riunissero nello stesso luogo i cultori delle scienze naturali.

E. P.

Vol. III. [pubblicato il 20 ottobre 1905] Fasc. 2"

ANNALI DI BOTANICA

PUBBLICATI

DAL

Prof. ROMUALDO PIROTTA

Direttore del R Txtituto e del R. Orto Botanico di Roma

INDICE

Vaccari L. Il Semp&rvivum Gaudini Christ e. la sua distribuzione nelle Alpi (Tav. IX), pag. 21.

Perotti e, Di una forma nitrosante isolata da un terreno di Roma (Tav. X), pag 43.

Gola G Ricerche sui rapporti tra i tegumenti seminali e le soluzioni sa- line, pag. 59.

MoNTEMARTiKi L. Studio anatomico sulla Datisca cannabìna L. (Tav. XI-XII), pag. 101.

Ricerche di morfologia e fisiologia eseguite nel Regio Istituto Botanico di Roma. XI. Pantanelli E. Meccanismo di secrezione degli Enzimi, pag. 113.

Scotti L. Contribuzioni alla Biologia floreale delle » Tubiflorae », pag. 143.

Brevi comunicazioni:

Migliorato E. Le date della pubblicazione dei « Genera plantarum », pag 169.

Mattirolo O. Congresso internazionale botanico a Vienna, pag 176.

ROMA

tipografia ENRICO VOGHERA

1906

Grli Annali di Botanica si pubblicano a fascicoli, in tempi non determinati e con numero di fogli e ta- vole non determinati. Il prezzo sarà indicato numero per numero. Agli autori saranno dati gratuitamente 25 esemplari di estratti. Si potrà tuttavia chiederne un numero maggiore, pagando le semplici spese di carta, tiratura, legatura, ecc.

Gli autori sono responsabili della forma e del conte- nuto dei loro lavori.

N.B. Per qualunque notizia, in fon nazione, schiarimento, rivolgersi al prof. R. PiROTTA, R. Istituto Botanico, Panisperna, 89 B. ROMA.

Vol. III. [pubblicato il 20 ottobre 1905] Fasc.

Il Seinpervi Villi! (jaiidiiii Clirist e la sua distribuzione nelle Alpi

LIBRARE

del Prof. Lino Vaccari new york

BOTANICAL

GARDEN.

(Tav. IX).

Mentre stavo rivedendo il materiale del mio erbario per elabo- rare l'articolo relativo all'imbrogliato genere Sempervirum destinato al mio catalogo della flora Valdostana, mi accorsi che mi sarebbe stato impossibile stabilire l'area di distribuzione della specie S. Gau- dini Christy per la ragione che esso è stato finora confuso con altre specie, quali sopratutto il S. globi ferum Z., il S. Wulfeni Hoppe e S. Braunii FuncJc. Feci perciò delle ricerche speciali. Consultai gli erbari centrale e AVebb dell'Istituto botanico di Firenze, gli erbari